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4 chiacchiere con…Lorenzo Bassoli

Proseguono gli incontri di avvicinamento alla OrasportNight, la Notte bianca dello sport in oratorio che si svolgerà il 21 maggio negli oratori dell'Arcidiocesi di milano.

Ad ascoltare la testimonianza di Lorenzo Bassoli, atleta della Briantea84, oltre 50 ragazzi ed educatori del gruppo Adolescenti degli oratori di Meda, casa sportiva della società canturina.


Lorenzo Bassoli, un amico della FOM non ha bisogno di presentazioni: punto fermo della Nazionale Italiana Under 22, nel giugno 2019 ha conquistato l'argento ai Para Youth Game in Finlandia, mentre nel giugno 2021 ha partecipato all'Europeo under 22 a Lignano Sabbiadoro. Vincitore, con la Briantea84, di una Supercoppa Italiana nel 2019, una Coppa Italia nel 2020 e di uno Scudetto e Supercoppa Italiana nel 2021.

Tra domande e curiosità, tanti spunti di riflessione parlando di sogni, di limiti, dell’importanza della famiglia e degli amici, soprattutto nei momenti di difficoltà, scavando nella vita e nelle esperienze sportive di Lorenzo.

La conversazione inizia ripercorrendo le tappe di un intervento andato male: un intervento che ha cambiato radicalmente la vita di un ragazzo di 14 anni, amante dello sport e giocatore di basket, togliendo tutto ciò che sognava, diventare un campione.


In una situazione così drammatica, l’importanza degli affetti, quelli veri, come la famiglia e gli amici: “la famiglia è stata fondamentale, fin da subito al mio fianco, non mi hanno mai abbandonato anche nei momenti più difficili di sconforto. Loro sono stati il mattone su cui ricostruire la mia vita in questa nuova conformazione. Al secondo posto gli amici, non tutti. La cosa più difficile e dolorosa è stato dover capire quali amici erano davvero tali. Quando ti capitano certe cose ti rendi davvero conto che alcuni spariscono, cambiano atteggiamento, ti abbandonano perché non sei più come prima. Invece i veri amici, quelli che provano un sentimento forte per te non vedono mai la sedia a rotelle prima della persona. Capiscono, o cercano di capire come i rapporti non si siano modificati solamente perché ora c’è una sedia a rotelle”.


La possibilità di proseguire l’attività sportiva, ha rappresentato per Lorenzo un’ancora di salvezza nei momenti di sconforto: “grazie allo sport e alla presenza dei miei compagni di squadra ho capito che la mia vita poteva avere ancora un senso e alti obiettivi, potevo essere ancora un uomo con un sogno da realizzare. Lo sport mi ha aiutato a cambiare la visione della mia condizione. Mi ha fatto cambiare lo sguardo su di me e ha alzato tantissimo la mia autostima. Dopo le giovanili sono entrato nella prima squadra di Briantea84, in serie A. Poi la chiamata della Nazionale Italiana, tanti trofei vinti, tutti questi successi hanno favorito la crescita della mia autostima e la visione positiva del mio futuro. Una volta che autostima e visione di me stesso sono state a livelli buoni, tutto il mondo intorno è cambiato, anche chi mi circondava e le cose che facevo fuori dal parquet sono diventate di colpo belle e positive”.


Uno spaccato di vita vissuta che dà il via alle prime domande: “Qual è il momento più brutto che vorresti eliminare nella tua vita da atleta?” a cui Lorenzo risponde con consapevole fermezza “Nessuno. Ogni momento brutto o sconfitta è stato alla base di come sono oggi, delle mie capacità, della mia mentalità, quindi essendo contento di come sono non cambierei nulla. È nelle sconfitte che impariamo di più, capiamo i nostri limiti e studiamo come superarli”.

Parole, concetti che devono essere da monito per i giovani partecipanti all’evento che devono imparare a convivere col valore educativo della sconfitta, come punto di partenza per migliorarsi e ripartire.


Il concetto del superamento delle difficoltà, si ripresenta anche nella domanda successiva “Torneresti indietro per modificare quello che la malattia ti ha tolto?” Anche in questo caso, Lorenzo non mostra dubbi, affermando con convinzione: “no, assolutamente. Forse quando ero più piccolo. Ma ora, tutti i successi che sto vivendo, il mio sogno di diventare un campione che si sta realizzando, assolutamente non cambierei niente di quello che sono ora”.

Come affrontare i propri limiti: sembra sia questo l’argomento su cui i ragazzi mostrano maggiore curiosità, un modo, probabilmente, per anestetizzare le loro paure di giovani adolescenti: “non ti senti a disagio ad essere chiamato per parlare del “limite”? non ti dà fastidio essere affiancato a questo concetto?”. In poche parole, Lorenzo ci invita ad accantonare i giudizi degli altri, affrontando le difficoltà senza timore di sbagliare, cadere o perdere “credo che il limite non sia io, ma siano gli altri che, quando ci guardano ce lo appicciano addosso. Quindi l’occasione di poter parlare della mia situazione e raccontare come la mia vita sia fantastica così com’è. Le difficoltà che la vita mi ha messo davanti sono state un limite ma che ho superato grazie all’incontro con i basket e all’amore che questo sport mi ha provocato”.


L’importanza di sognare e di avere sempre degli obiettivi, lavorando al massimo senza mai sentirsi arrivati: “Il mio più grande sogno? Arrivare alle paralimpiadi.”

“E una volta che ci sarai arrivato? Basta? Ti sentirai realizzato?” chiede un giovane partecipante.

“No, assolutamente una volta che ci sarò arrivato le vorrò vincere. Ogni obiettivo che ci poniamo, anche molto alto come il mio, non è l’arrivo, ma solo una tappa del percorso. La vita ci pone davanti a delle difficoltà, sta a noi decidere se vogliamo superarle mettendocela tutta, facendo fatica, lavorando duramente oppure se vogliamo sederci sul divano e attendere che la vita ci passi davanti. Se scegliamo la prima strada, che è anche quella che ci fa sentire che la vita è fantastica, dobbiamo essere consapevoli che non si finisce mai di sognare sempre più in alto, ogni volta che raggiungiamo un obiettivo ce n’è un altro subito dietro l’angolo.”


Concetti chiari, universali, applicabili nello sport quanto nella vita di tutti i giorni: l’obiettivo lo si raggiunge solo se si resta uniti, con caparbietà e facendo gruppo, soprattutto nelle difficoltà.


Come per Jacopo Geninazzi, anche l’esperienza di Lorenzo Bassoli è significativa perché ci insegna che non bisogna fermarsi ai limiti oggettivi che la vita e la disabilità ci impone, ma, al contrario dovrà essere riscritta proprio nel momento in cui questo limite viene visto ma come un’opportunità per valorizzare il talento ricevuto, provando a metterlo a frutto quotidianamente.

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